Abstract Lettering

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EVES Web Magazine
Number Tree:
23/3/2008

Interviews with:
Moneyless / Kvrz / Kaso


Il contenuto di questo articolo tratta il tema delle lettere, realizzate da persone legate allo stesso ambiente culturale, ovvero i Graffiti. Writing significa scrivere ed evolvere lo stile grafico, per mezzo di intuzioni & studio. Il Writing è da considerarsi come l'unico movimento non dichiarato e in continua evoluzione, pertanto non verranno presentate persone "famose" i cui concetti sono già stati assimilati sia nei contenuti che nello stile; è importante per EVES indagare sul presente senza farsi inflazionare troppo dal passato.

Come ogni volta è importante prestare attenzione anche anche alle cose meno evidenti, come i nomi che verranno citati dagli intervistati, i quali hanno sviluppato il valore stilistico e percettivo di questi ultimi, lasciandoli influire positivamente nella loro evoluzione espressiva.


MONEYLESS

Ho 27 anni, nella mia vita ho girato mezza italia, sono nato a Milano e sono Toscano di adozione, sono anni che vivo a Lucca, comunque il mio desiderio è quello di scappare da questo paese per cercare nuovi stimoli altrove.

Mi considero da sempre una persona non legata a una moda passeggera, mi sono sempre guardato intorno, cercando di trattenere solo le cose interessanti e fuori dalle masse.

Questo stile lo porto dentro da sempre, ho sempre disegnato geometrie fin da bambino, ma è da 4 anni circa che ho deciso di realizzarlo su muro, molte delle suggestioni da cui traggo ispirazione, le ho scoperte nell'Arte Moderna, soprattutto per quanto riguarda il Bauhaus e il Costruttivismo. Considero quello che faccio come un qualcosa di innovativo, audace e libero.

Dipingere è soprattutto ricerca, mi piace cercare nuove tecniche e scovare posti abbandonati dove attuarle, nel mio lavoro mi sono sempre creato uno spazio personale, ma sono cosciente che con il tempo ho ricevuto anche varie influenze, piu' che a livello stilistico mi hanno infuenzato a livello di idee artisti come Useless idea, CT, Kurz, Run, Xpome, l'Atlas, Porto, Aris, Dem, 108.

Ho avuto un passato da writer, oggi mi porto dietro quella fondamentale esperienza che mi ha formato nel carattere ed in quello che faccio.
Ho iniziato a fare graffiti nel 93 quando iniziai a frequentare il liceo. Come ho detto in precedenza, il mio stile attuale è una cosa che mi porto dentro fin da bambino, ma è da 4 anni che le mie idee sono esplose e la mia mente si è aperta, sono uscito dall'ottica di devastazione per intraprendere un percorso personale, che definisco ricerca, i graffiti tradizionali mi andavano "stretti" e così ho deciso di evolvere la cosa.

Quello che faccio lo vedo applicabile in tutti i campi, come: Design, Architettura, Grafica, Fotografia, Arte, Arredo urbano...

Il mio lavoro è una visione geometrica, niente altro, anche se mi piace l'idea che ognuno riesca a vederci ciò che vuole, non mi piace teorizzare sulle mie cose, sono forme libere che vanno prese per come sono.

Per la realizzazione dei miei lavori uso prevalentemente vernici all'acqua ,tinte al quarzo soprattutto per la resa molto coprente che hanno, i pennelli e rulli sono i miei strumenti, ho abbandonato l'uso di spray per tre motivi: sono inquinanti e tossici, costano, sono lucidi.

Personalmente non dò valore a quello che faccio, spero sia la gente a darlo. Ho partecipato a varie mostre sia personali che collettive, spesso organizzate da amici o comunque cose non eccessivamente famose.

Principalmente leggo riviste e roba online, lo studio mi ha fatto venire il rigetto per i libri, musicalmente ho avuto una buona formazione; mio padre suonava e mi ha fatto ascoltare buona musica fin da bambino; avvicinandomi ai graffiti e alla cultura hip hop non ho potuto fare a meno di ascoltare il rap col quale sono cresciuto, scegliendo comunque roba underground e abbastanza sperimentale, attualmente molto la musica Dub e il Roots, ma l'importante è che la musica sia valida.

La comunicazione è qualcosa di estremamente importante ma, al giorno d'oggi ha raggiunto livelli insopportabili, è veicolata da un totale business che la ha resa priva di significato, anche sotto questo punto di vista, viviamo in un inquinamento costante.

L'Arte è qualsiasi cosa che stimola i sensi, l'Arte è importante come tutte le espressioni dell'umanità, mi rattrista che quasi la totalità della gente riesca a ignorarla. per me è una cosa che dà pace e serenità mi riesce a fare stare bene, nonostante tutta la merda che quotidianamente ci piove attorno, l'Arte è una valvola di sfogo senza la quale impazzirei. Nel nostro paese legato alle tradizioni passate l'Arte Moderna è quasi totalmente ignorata, sono convinto che la scena underground riuscirà ad imporsi, bisogna solo crederci e portare avanti le proprie idee.

Vorrei dire a tutta la gente che dipinge di smettere di usare gli spray o almeno di limitarne l'uso e soprattutto di usare mascherine protettive, perchè la salute nella vita è la cosa piu' importante, non bisogna sottovalutare questo problema.
Un saluto alla mia famiglia a tutte le persone che ho conosciuto in questi anni e che hanno contribuito a stimolare le mie idee, un bacio alla mia principessa.

Web: moneyless

KVRZ

Ho 22 anni, sono nato e vivo a Torino. ho conseguito la maturità scientifica e sto studiando graphic design alla 1° facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, sono un writer e scrivo il mio nome nei luoghi che catturano il mio interesse attraverso la mia personale elaborazione delle lettere, dei loro vincoli e dei miei stimoli.

Ho da sempre avuto un grande attrazione per le murate della crew svizzera TWS, composte da fondi monocromo con il susseguirsi preciso e ritmico di wildstyle classici ben bilanciati.
Intorno al 2002-2003 con il mio amico CT siamo stati folgorati da ciò che accadeva in Slovacchia. L’approccio di writer come Cke, Bluer, Maros, Arial, Lena, insinuò in me il dubbio di poter andare oltre i vincoli del wildstyle classico. L’anno dopo vidi l’atteggiamento di writers olandesi come Zime, Erosie e la loro Sol crew, poi altri writers parigini come Honet e Olivier Stak. Quest’ultimo con la frase “a logo as a name” determinò una delle mie più importanti rivoluzioni mentali: fino ad allora il writing per me poteva essere inteso come una serie indiscussa di regole che produceva un quantità di prodotti con poco margine d’innovazione.
Con CT abbiamo passato alcuni mesi di studio su ciò che stavamo facendo, producendo qualche murata volta all’ analisi di aspetti del writing e del writer.

Un paio di anni fà mi è capitato di conoscere di persona alcuni writer di Berlino, come Akim, Zasd e Drama, già apprezzati sfogliando il libro “writing: urban calligrapy und beyond”. L’ incontro e ciò che ho appreso dall’ attitudine di queste persone, ha determinato un momento importante nel processo che stavo vivendo, che dall’insoddisfazione che il writing “più tradizionale” mi dava mi ha spinto a cercare un modo specifico di rapportarmi alle lettere e allo spazio.

Nell’ultimo anno e mezzo ho reiniziato un percorso con le mie lettere lasciando che diversi miei interessi, non direttamente legati al writing ma comunque parte integrante della mia personalità, entrassero a far parte della mia visione, come il “costruire”, il “fare con le mani”.
Da qui l’ aspetto “architettonico” delle lettere con una struttura spaziale definita: il disegno su una superficie non è conclusione del percorso, ma solo una rappresentazione. Ad oggi un criterio fisso dei miei pezzi è la fattibilità, cioè la reale possibilità che le mie lettere possano esistere nello spazio e in futuro contestualizzarsi con esso.

Quello che faccio costituisce la parte centrale del mio modo di vivere e influenza tutto il resto. Non trovo ci sia una disconnessione tra il writing e la quotidianità della mia vita. Posso sicuramente affermare che pensare alle mie lettere buona parte del tempo crea uno stato mentale totalizzante, come avere un mondo tutto per sè.

Lo scorso anno ho avuto modo di stringere amicizia con un mio docente, scultore, con il quale ho intrapreso un ampia riflessione sull’ utilizzo della manualità come mezzo per comunicare con altri e con se stessi attraverso le proprie capacità e modalità. Penso che sia stato un confronto molto utile dal quale ho compreso diverse cose che poi sono state inevitabilmente inserite nel mio modo di disegnare, progettare, costruire. Ho iniziato a disegnare, ovviamente solo su carta, le prime bozze al primo anno di liceo con CT 1999/2000, ma solo negli ultimi quattro anni ho cominciato a disegnare fuori. Sostanzialmente è da poco più di 1 anno che posso considerare di avere una produzione costante e coerente.

Avendo iniziato intorno ai 14/15 anni non ho avuto esperienze artistiche rilevanti. Fin da piccolo ho utilizzato il disegno come mezzo espressivo ma anche con le costruzioni hanno avuto un ruolo importante.

Per quanto riguarda il mio stile e le sue applicazioni negli altri campi, tutto è molto variabile e le possibilità che possono presentarsi sono molteplici. Io credo che delineare un proprio approccio basato su delle regole precise possa aiutare a far fronte a situazioni differenti e allo stesso tempo creare una base per crescere sia come prodotto che come persona. Attualmente la costruzione di pezzi tridimensionali è ancora ad un livello di sperimentazione e spero presto di riuscire a lavorare con più tempo, spazio e materiali a questo tipo di progetti. Poco tempo fa, con la collaborazione di un mio docente, mi sono avvicinato al mondo del design dell’oggetto, progettando da una mia lettera, una R, una sedia reale. Un altro settore che mi sta affascinando è l’ editoria e la serigrafia, spero di elaborare qualche progetto interessante.

Non ho un messaggio particolare da comunicare, in quanto dietro un pezzo non trovo un altro concetto se non “guardami!”, “sono stato qui”. In fondo penso sia uno delle motivazioni più semplici e sincere oltre che punto in comune tra diverse persone con approcci differenti dovuti a diverse situazioni e contesti storici e culturali.

Sono contento che ad oggi certi writers puristi dello spray riescano a non vedere l’ uso di altri materiali come un eresia imperdonabile. Non ho mai capito il senso di certe discussioni legate all’ utilizzo esclusivo di un mezzo piuttosto che un altro nel writing. Dopo 40 anni di storia è bello vedere persone che sperimentano con le tecniche cercando di trovare e costruire un proprio linguaggio. Così come disegno sulla mia scrivania con matita e righello, così al momento disegno sul muro, mantenendo il contatto con quello che sto facendo. Nel costruire un pezzo per ora ho utilizzato prevalentemente legno incollato, ma la sperimentazione con altri materiali mi affascina e in futuro spero di usarne di anche di altre tipologie.

Mi è capitato solo di recente di vendere un piccolo lavoro, quindi è da relativamente poco che mi trovo a dover assegnare un valore economico ad alcuni miei prodotti. Penso che il prezzo dei lavori debba tener conto a priori del percorso che è stato fatto per arrivare a quel risultato oltre che al valore dell’oggetto in se.

Ho partecipato a due mostre collettive nella mia città: Rewriting 2007, dove ho disegnato dal vivo su tela con il mio amico CT, the Don,Microbo e Bo130 e Across Rewriting, una collettiva di tele dove ho conosciuto nuovi amici e condiviso alcuni momenti con i vecchi.

Ultimamente sto ascoltando The Pixies, Architecture in Helsinki, Pink Floyd e Queen of the stone age. E’ difficile trovarmi sul divano a leggere un bel romanzo, però è certamente più facile che abbia una pubblicazione legata all’ ambito “graffiti”. Tra le riviste nel tempo mi sono affezionato all’ italiana “Garage magazine” e alla francese “Xplicit Grafx” e anche la nuova uscita “Nusign”. Per quanto riguarda i libri ultimamente sto sfogliando “Writing the memory of the city” che parla di Berlino e dei lavori di alcuni writers e il libro della crew di Praga CAP “abcdcap”.

La comunicazione sta diventando la base della nostra società sorpassando addirittura la funzione del prodotto. Ad oggi tutto quello che ci viene proposto quasi non si relaziona più con la concorrenza in termini di qualità ma attraverso l’immagine e le suggestioni che quel determinato prodotto garantisce al suo acquisto. In uno scenario come questo dove acquistare non si riferisce quasi più all’ oggetto ma ciò che esso rappresenta agli occhi della società, la comunicazione ha un ruolo fondamentale nello sviluppo della cultura di mercato, cioè nel mondo in cui viviamo. Le persone che hanno potere in questo settore avranno sempre più la possibilità di controllare la società dalle fondamenta, ovvero dai consumatori. Per questo sono sempre diffidente dalle persone che si auto proclamano “grafici” unicamente in merito ad una conoscenza, magari anche buona, di programmi di fotoritocco o di disegno vettoriale. Credo che non si debba prendere con leggerezza un così importante settore e che ci sia bisogno di consapevolezza, anche a lungo termine, di ciò che si fa.

Premetto che non mi sento “artista” e che quindi la mia visione del mondo dell’arte è più esterna di un “addetto ai lavori”. Io mi considero un writer, questo però non mi vincola a rimanere al di fuori di ciò che può succedere in una galleria o in altri spazi riconosciuti istituzionalmente. Condivido l’idea che il writing è un fenomeno nato in contesti e per motivazioni molto lontani dal mondo dell’ arte e che quindi concettualmente sia fuori luogo portarlo in spazi istituzionali se non in forma di documentazione di ciò che accade per strada. La considerazione che faccio è legata però all’evoluzione dei prodotti dalla prima metropolitana dipinta a NY ad oggi. Anche se concettualmente si è legati alle radici motivazionali e suggestive dello scrivere il proprio nome nello spazio pubblico, bisogna necessariamente fare i conti con la realtà delle cose e il contesto nel quale si vive. Probabilmente se fossi un ragazzo nato e cresciuto nelle banlieues di Parigi, me ne infischierei di certe possibilità legate alle gallerie e uscirei a fare un throw up su un truck con massima soddisfazione.

Vorrei sottolineare come negli ultimi anni e l’ avvento di internet abbia creato delle ottime possibilità di scambio e conoscenza tra writers, artisti, illustratori e affini, ampliando quello che da sempre il writing in genere ha permesso avvicinando persone di luoghi e culture differenti. Nello specifico, da circa un anno ho avuto modo di vedere che la possibilità di comunicare con facilità ha creato tante situazioni di incontro e confronto dove ho avuto la possibilità di conoscere e rapportarmi con tantissime persone. Mi auguro che questo processo continui ampliandosi, producendo risultati sempre migliori.

Web: Kvrz


KASO

Sono nato nel 1980, sono nato a Genova, ma ho vissuto alcuni anni a Londra.

Senza darmi una etichetta, con le quali non mi sono mai sentito a mio agio, direi molto semplicemente, che quello che faccio è una proiezione della mia anima, cuore, cervello e corpo, una proiezione intesa come estensione dei sensi nel tempo e nello spazio; una proiezione della percezione.

Per riuscire ad ottenere questo tipo di risultato espressivo c'è un insieme di pensieri, esperienze e storie, difficili da descrivere; sicuramente mi ha molto influenzato il lavoro di Artisti odierni e passati per quanto riguarda i movimenti collegati all'astrattismo.

Dipingendo mi sento vivo, trovo nuove energie e forze, mi permette di trovare un mio piccolo spazio vitale che è fondamentale per la mia esistenza, scrivo il mio nome in piccolo su una grande pagina del tempo.

Dipingo Writing dal 1994, anche se ho sempre disegnato anche da bambino. Al momento inoltre sto sperimentando un idea che ho chiamato con il nome di "Regenerative Graffiti" consiste nel creare nuove forme d'arte da graffiti precedenti, che altrimenti verrebbero permanentemente cancellati o distrutti, il progetto è nato nell’estate del 2007.

Regenerative Graffiti è un continua sperimentazione, consiste nel creare nuove forme d'arte da graffiti precedenti altrimenti permanentemente cancellati o distrutti. Il processo di mutazione-rigenerazione nasce dall'idea di mantenere in vita l'anima del lavoro di un artista, all'interna di una pratica distruttiva come la cancellazione consolidata nel mondo del graffiti, attuata nel caso di mancanza di spazi per il disegno di nuovi graffiti. Regenerative Graffiti modifica schemi di colori, crea nuovi patterns visivi e reinventa nuove composizioni, crea forme astratte in grado di reinventare il paesaggio urbano nel corso del tempo.

Il writing è stata la mia prima esperienza artistica, anche se negli anni mi sono avvicinato anche alla computer graphic, e sperimentazioni con video & danza.

Nell'immagine: Kaso / Regenerative Graffiti on: Nem / BELVE

Mi piacerebbe sperimentare con la musica elettronica e installazioni.

Ho sempre usato esclusivamente colori spray, ma da poco mi sto divertendo anche con nastri adesivi e pennelli.

Per quanto mi riguarda non è importante dare valore in soldi a quello che faccio.

Ho partecipato a diversi eventi di writing in giro per l'italia e a qualche collettiva, anche se per mia decisione per un certo periodo non mi sono voluto esporre.

Leggo libri di arte e colleziono libri di grafica. Sono interessato ai media come il cinema e internet. Ascolto molta musica ma dipende dal mio umore, solitamente:
IDM, Ambient, Minimal, indietronic, Rock alternativo, DSP & Noise, Classica. Alcuni artisti sempre presenti nel mp3 player:
Autechre, Brian Eno, Sigur Rós, Alva Noto, Radiohead, Stereolab, Future sound of London, Monolake, Dj Krush, Erik Satie. Nell'immagine: Kaso & Senso / TDK.

Comunicazione è un termine veramente generico, come tutte le cose dipende da chi la usa e in che modalità. Oggi giorno bisogna stare attenti più che mai alle manipolazioni di informazioni, con particolare attenzioni ai nuovi media.

L’arte per me è Amore.

Web: Kaso