The Contempory Expression

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EVES Web Magazine
Number Six:
22/11/2008

L'aspetto estetico nell'arte è in qualche modo fenomeno di un apparente disettenzione di ciò che stà dietro alla creazione, ovvero l'idea, il concetto, la personalità, la scarnificazione dell'estetica è un qualche cosa che viene sempre meno utilizzato, nel disegno; ciò sembra fare intendere che la creatività debba essere per forza di cose al servizio dell'estetica e alla merchè dello spettatore. Con questo articolo sostengo la necessità per alcuni, di esprimersi, l'immettere energia nel fare un qualcosa, qualunque cosa essa sia, per il primo piacere di chi la fà e non di chi osserva.

Testo di: Bignotti Cesare - EVES Creative Corp.


Olivier Kosta Théfaine. . Stak
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Eglisgh Text: Stak

Sono nato nel 1972 nella periferia ovest di Parigi. Quando ero un bambino disegnavo molto, alla fine degli anni 80 ho iniziato a scrivere il mio nome sui muri della città e nel 1995 ho avuto la mia prima mostra.

Sicuramente ho ricevuto delle influenze specifiche nel corso della mia crescita artistica, ma posso dire che la più grande influenza l’ho ricevuta dal luogo in cui sono nato, mi considero come un puro prodotto della città, e il mio lavoro ha le sue radici in questo.Considero la mia produzione artistica Ironica e politica

Oltre alle esperienze artistiche legate a un linguaggio puramente visivo, sono anche un cuoco. Mi considero un artista, faccio mostre… Se mi si chiede se sono in grado di customizzare oggetti per case di moda la mia risposta è solo una “No, grazie”.

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Nel mio lavoro non c’è un solo messaggio, ce ne sono molti, Per capire meglio bisogna semplicemente leggerli, nel mio lavoro gioco con i codici ed i clichè della cultura popolare. Uso i linguaggi ed i codici delle città e delle loro province, cambiandoli o modificando il loro significato cosicché possa essere capito da un pubblico più ampio. La mia riflessione è basata essenzialmente sulla riabilitazione degli spessi poco considerati elementi che compongono la città. Il fascino che subisco dalle province è diventato una passione essenziale per il mio lavoro quotidiano; la città è la musa, la spinta per la mia ispirazione artistica. Provo a decifrare un mondo screditato, attraverso semplici ed ironici meccanismi che poi faccio confluire nelle gallerie d’arte.

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Introducendo il linguaggio popolare nel “cubo bianco”, uso i tanti clichè della provincia, gioco con la verità e distorco gli elementi della cultura pop. Mi burlo di me stesso; mentre gli altri portano la cravatta e cercano di migliorare le proprie buone maniere a tavola, io sono orgoglioso di essere un chav al 38% e lo affermo forte e chiaro. Il mio lavoro è più ironico che serio, confermo il mio orgoglio dell'appartenere all’universo concreto delle province, al confine tra glam e pop.

I materiali che usano dipendono dal messaggio che voglio dare, posso usare mezzi economici, come vernici con brillantini, o fiamme d’accendino, così come mezzi più costosi come luci al neon, non ho regole. Ho fatto moltissime Mostre, sia in Francia che all’estero, sono anche rappresentato da una giovane galleria piena di energie la A.L.I.C.E. di Bruxelles

Leggo principalmente riviste e libri sull’arte contemporanea. Per la musica ascolto musica gabber, coldwave, flamenco.Tempo fa la musica hardcore olandese era una grande influenza per me. La comunicazione moderna sembra il modo migliore per essere famoso in poco tempo. Non c’è bisogno nemmeno di uscire di casa. Gli artisti che mi piacciono sono troppi per menzionarli tutti, ma loro sanno chi sono.

Web: olivierkostathefaine

New Homes Lost
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Eglisgh Text: New Homes Lost

Il nostro è un tentativo di spiegare il mondo che ci circonda e invade, ma non con l’intento di dare delle risposte, dato che credo non ce ne siano.

E’ più come una collezione di frammenti, di pezzi di un puzzle che non verrà mai ultimato. Non sarai mai in grado di vedere dietro le facciate del sistema in cui sei intrappolato, anche se involontariamente ne fai parte; ci vuole moltissimo lavoro intellettuale per averne una conoscenza più ampia, per trovare alcune parti delle spiegazioni. Credo sia necessario coinvolgere il corpo come un’estensione di se stessi che invade e sonda questo mondo, devi avere fiducia della tua consapevolezza sia fisica che psicologica.

In un certo senso credo che New Homes Lost sia questo, il risultato fisico del desidero di spazi dove sia possibile creare qualcosa di nuovo; spazi dove vedi come il sistema, che credi sia invincibile, in realtà potrebbe non esserlo. Bisogna solo trovare i punti giusti dove puoi fargli perdere l’equilibrio, per vedere la costruzione di questo mondo attraverso il suo disfacimento.

Guardare davvero da vicino gli edifici crollare potrebbe essere l’unico modo per vedere come e perché sono stati costruiti e scoprire quanto sia stato inutile in relazione a quello che vorremmo davvero. In delle piccole crepe potrebbe essere possibile scoprire quanto è essenziale trovare uno spazio vuoto, da riempire con l’immagine di un’utopia sempre sfocata e in evoluzione; e anche rendersi conto della necessità di negare ed opporsi allo status quo. New Home Lost potrebbe essere un archivio; quello che vedi sul sito è una parte del materiale raccolto attraverso gli anni, non sono sicuro che sia il modo giusto di mostrare queste cose, è un sito semi pubblico dato che attraverso i motori di ricerca non è accessibile.

Oltre alle foto, ho molto materiale video e penso di poterne fare un libro con DVD per aprire gli archivi a chi è interessato, ma non sono in grado di raccogliere i soldi per questa release e temo che non riuscirei a distribuirla nel modo giusto. Ci sono alcuni punti che non mi convincono, ho sentito molte descrizioni a riguardo, reazioni di varie persone e questo mi toglie un po’ di sicurezza, anche perché il fenomeno delle esplorazioni urbane ha degli aspetti che non sempre condivido e sarei infastidito se ne venissi assimilato, inoltre trovo la fotografia artistica dei luoghi abbandonati noiosa nella maggior parte dei casi.

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Quanti luoghi esplorate ogni anno? Come venite a conoscenza dei luoghi che esplorate?

Dipende da diverse cose, come:
a) la mia condizione (che è abbastanza instabile), influiscono la salute, il tempo a disposizione, la motivazione.
b) avere qualcuno che venga con me (non sempre, mi piace anche andare solo) nei luoghi pericolosi o quando non ho voglia di parlare da solo; in più mi piace che ci siano legami e fiducia in chi ti accompagna in queste situazioni.
c) se viaggio (non lo faccio abbastanza), odio la città in cui vivo, ma la lascio poche volte, il mio raggio è limitato usando la bici come principale mezzo di trasporto
d) la situazione metereologica, è principalmente un problema nei luoghi sotterranei, ma anche per gli spostamenti in bici.

Non conto i posti che ho esplorato, ma credo varino tra i 10 e i 30 ogni anno, dò un’occhiata ai posti passando per caso quando scopro che sono disabitati, altre volte entro in posti che mi interessano anche se c’è gente dentro, altre volte sono gli amici a segnalarmi i luoghi, io sono contro l’uso dei satelliti per generare le mappe e quindi non uso mai risorse del genere.

New Home Lost è un gruppo variabile formato da me e i miei amici.

Non credi che esplorare luoghi abbandonati possa essere molto pericoloso?

Lo è o può esserlo sicuramente, ho avuto due pesanti avvelenamenti da amianto finora.

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Sei mai finito nei guai durante le tue esplorazioni?

Siccome amo praticare l’arte della “furtività” e dello “svanire” non sono mai stato fermato da polizia o guardie di sicurezza, anche se spesso ho dovuto nascondermi o scappare. L’esperienza più esaltante è stata quando sono salito sul tetto di un complesso di uffici attraverso i condotti della ventilazione; mentre ero sul tetto godendomi la vista una macchina della sicurezza stava venendo verso l’edificio, le guardie sono corse fuori e sono entrate, salendo verso di me, sono riuscito a scendere attraverso i condotti mentre stavano percorrendo le scale.

Quali sono le tue sensazioni quando entri in un luogo abbandonato e mentre lo esplori?

Prima di tutto sono molto curioso, qualche volta spaventato dato che temo di finire nei guai, in ogni caso i miei sensi sono attivi fino all’estremo; dopo un po’ inizio a sentirmi male perché il posto in cui mi trovo potrebbe essere distrutto presto, salgono la rabbia e la frustrazione per il “mondo Esterno” che si insinua ovunque e questo mi fa impazzire. Quel che rimane sono solo memorie dentro di me e sulle mie mani, oltre alle foto o ai video.

Qual è il posto più strano che hai visitato? Ne hai delle immagini da condividere con noi?

Non so decidere, perché tutti i posti che ho visitato fanno parte della nostra vita quotidiana in qualche modo. I posti interessanti sono quelli dove non avresti mai dovuto essere, ad esempio il sistema fognario con le fragole che galleggiavano su un mucchio di escrementi (http://42loop.de:8888/less-public/1135), i tunnel che collegano le varie sezioni di un ospedale costruito durante la crisi economica, la stanza per le autopsie di un laboratorio medico con i suoi armadietti frigoriferi per contenere feti o mutazioni, l’interno dei condotti di ventilazione ricoperti da spessi strati di ragnatele e polvere (http://42loop.de:8888/less-public/798), le camere di combustione delle centrali elettriche, più grandi di qualsiasi stanza dove ho vissuto (http://42loop.de:8888/less-public/791), gli hangar sotterranei, enormi e bui, che custodivano gli animali macellati quando ancora non esitevano le celle frigorifere (http://42loop.de:8888/less-public/1131), i saloni bruciati del mercato con tutta la merce in cenere (http://42loop.de:8888/less-public/109), i padiglioni abbandonati dell’Expo2000, incredibile esempio di architettura usa e getta (http://42loop.de:8888/less-public/1053)

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In alcune immagini ho notato delle composizioni simili ad assemblaggi dadaisti, realizzati con oggetti trovati sul luogo, è una tua pratica usuale o capita raramente?

In New Homes non amo l’idea di lasciare segni, come tag, o rifiuti, ma qualche volta assemblo le cose che trovo per rappresentare cosa sento. L’immagine di cui parli, quella con la pecora morta è stato fatto in un antico forte ad Alessandria, ed è composto da 4 elementi, la scritta “famiglia” fatta col carbone, un ibrido tra una pecora quasi mummificata e un passeggino arrugginito, una gabbia per uccelli vuota appesa ad un chiodo della parete e una colonna bianca con una radice secca rivolta verso l’alto. Appena finito ho dovuto scappare perché un cane da guardia mi aveva trovato, non so se avrei disfatto tutto, quindi potrebbe essere ancora intero. In generale mi piace poca arte fatta nei luoghi abbandonati e specialmente non amo le tag o i graffiti, che appartengono alla strada.

So che Grimm è anche un artista di graffiti, cosa puoi dirci del tuo stile, del tuo bisogno di dipingere? Da dove arriva, hai avuto qualche influenza?

Non entrerò nella discussione di cosa è graffiti e cosa no, ero un writer quando ero un ragazzino, ma ho smesso di credere nell’hip hop quando ho capito che non ero una persona di colore e che quindi quel che facevo io era un’invenzione dell’industria pop.

Sono stato nei boschi per un po’ e poi mi sono trasferito in una grande città, lì ho sentito il bisogno di ricominciare a fare writing. Non semplicemente scrivendo il mio nome, ma come un tentativo di liberare la mia rabbia, provocata dal luogo in cui mi trovavo, ho iniziato numerose campagne (http://42loop.de:8888/less-public/675), e dopo un po’ le cose che facevo erano state adottate da tutti, si chiamava street art e la amavano tutti, ho cercato di far capire che non si tratta solo di un nome, una tag, un logo, ma che era una forma di agitazione, che al contrario della propaganda dovrebbe purificare dall’ideologia collettiva e lasciare spazio al pensiero individuale.

Ho partecipato a varie mostre e pubblicazioni su libri, ad un certo punto mi sentivo davvero frustrato, ho compreso che pochi si erano resi conto del significato di quel che facevo e che molti altri lo facevano solo per fare carriera, soldi o per essere popolari. C’è solo un writer che ammiro davvero, lo fa da sempre ed è stato in carcere per anni, dato che non smetteva di fare writing ogni notte, si evolve sempre ed ora scrive i nomi di altri writer e delle crew in modo semplicissimo, con spray nero, trovo sia un’idea geniale e quindi ho iniziato ad imitarlo.

Hai anche un progetto musicale, la tua musica suona apparentemente caotica e rumorosa, ho pensato che fosse connessa a New Homes Lost, come se fosse un corto circuito con la calma apparente dei luoghi abbandonati, oppure un contrasto con essa, la rappresentazione della violenza del nostro mondo, quello al di fuori dei luoghi abbandonati, puoi dirci qualcosa in più? Registri mai i suoni dei luoghi che visiti per usarli nella tua musica?

Tutto ciò che faccio è collegato, i miei progetti audio vengono dalla stessa fonte di tutto il resto, alcune registrazioni usate per TOTSTELLEN (http://telenautik.de/grimm/totstellen) sono state fatte in luoghi trovati durante le mie esplorazioni. Molto spesso il concept di alcune tracce o dell’intera release è basato sulle registrazioni di una costruzione, per esempio la parte acustica del progetto TUNNEL BRUECKE, che è stato registrato interamente nella struttura di un ponte stradale. Siccome i suoni che uso sono tutti registrati sul luogo non c’è da meravigliarsi che siano legati a New Homes Lost.

Non sono d’accordo quando dici che la mia musica suona rumorosa e caotica, perché è anche molto calma e strutturata talvolta, dipende da cosa avevo in mente o dai risultati dei miei esperimenti acustici che ho fatto per generare i suoni.

Di certo non mi importa delle strutture musicali, che ci sono state imposte fin dalla nascita, ma ogni tanto appaiono solo per affondare nel rumore di uno schianto, che non è altro che un’altra struttura musicale che risuona nelle nostre orecchie da anni. Non oso dichiarare cosa è musica e cosa no, durante gli anni passati ho definito TOTSTELLEN come ambineti sonori basati su field recordings concreti, pulsanti come industrie che lavorano continuamente e calmi come i luoghi abbandonati che spariscono nello sviluppo accelerato delle città. La percezione egocentrica nello spazio urbano e sociale.

Web: New home lost

108
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Dal 1999 circa lavoro come 108. Sono nato e vivo in una città di quasi 100.000 anime del Piemonte chiamata Alessandria, grigia e sempre più morta. Non c’è il mare qui, solo vecchie fabbriche chiuse e la cosa più bella è la nebbia. Per alcuni anni mi sono spostato a Milano, ma è stato anche peggio. Ora vivo di nuovo ad Alessandria, in una vecchia casa del centro, in cui ho anche il mio piccolo laboratorio dove dipingo, costruisco cose e suono...Negli ultimi anni, per gran parte del tempo, sono stato in giro per il mondo come Artista.

Ho studiato Design al Politecnico di Milano, pensavo che non avrei mai finito, detestavo quel posto e ciò che studiavo. Purtroppo andare avanti per strade sbagliate fa parte del mio percorso. Dopo 9 anni, il giorno del solstizio d’inverno, sono riuscito a chiudere quel periodo deprimente. Ora odio il 90% del Design. Il mio processo creativo emerge di solito quando cammino per strada, mi piace camminare, ma se è possibile, preferisco farlo nei boschi, in collina o in montagna.

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Penso troppo e ho letto parecchi libri di svariati argomenti. Le idee migliori provengono dai sogni, soprattutto incubi, visioni molto veloci dove non ho il tempo di capire realmente ciò che "vedo". Queste immagini surreali mi danno la spinta iniziale per disegnare, a volte traccio automaticamente, altre volte scrivo ciò che ho “visto” per non dimenticarlo, ma solo dopo giorni, addirittura mesi, forse, trovo una buona forma da raffigurare nel disegno, di solito molto semplice con significati interni a me conosciuti o sconosciuti, così facendo inizio a lavorare su tale forma, idea.

Negli ultimi anni sono stato invitato a svariati eventi internazionali all’interno di Gallerie e Musei, svariate esperienze che hanno avuto un loro inizio concreto a Parigi nel 2004 fino a portarmi in mostra alla Biennale a Venezia nel 2007 e nel 2008 a Los Angeles. A volte è stato interessante partecipare a queste esposizioni ufficiali, altre volte per niente.

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Sono sempre stato un soggetto dal carattere frustrato, non sono una persona positiva e quello che faccio di solito mi aiuta a esternare quello che ho dentro. Ho momenti di gioia totale e periodi di buio completo. Quando mi vengono fatte richieste particolari, non inclini al mio carattere, ne soffro, sono una persona molto sensibile. Con il tempo è successo che anche il mio lavoro è iniziato a essere frustrante, proprio perchè ha cominciato a prendere le sembianze di un "lavoro", per evitare l'appiattimento, ho cercato di tagliare tutti i compromessi tra arte e lavoro, limitandomi e a fare solo quello che voglio. Non mi piace lavorare con le Gallerie, da loro non ho mai ricevuto un soldo, forse morirò povero, pazienza. C'è chi pensa che la mia arte sia molto difficile da capire, di fatti essa viene recepita da anni come uno dei più estremi lavori di “post-graffiti”, sono orgoglioso di questo. Credo che cose come la frustrazione e l'angoscia siano parte integrante del mio lavoro, forse addirittura la sua ispirazione stessa.

Negli ultimi 8-9 anni ho sempre lavorato in luoghi per lo più sconosciuti, prenndo ispirazione da lavori di altri artisti, ma cercando di mantenete un impronta mia andando dove solo io volevo e dove nessuno sembra essere ancora stato. Questa è la cosa più difficile, perchè è molto complicato perfezionare qualcosa di nuovo e inaspettato, per questo motivo ho deciso di mettere la tecnica in secondo piano, prediligendo la sperimentazione. A volte mi capita di osservare miei lavori di alcuni anni fa, ai miei occhi appaiono grezzi e incompleti, ma a prescindere da ciò, sono quasi sempre soddisfatto di ciò che vedo. Lavorando in questo modo si hanno solo soddisfazioni personali, purtroppo, sarebbe sicuramente molto più facile emergere coprando l’ultimo numero di Juxtapoze - Magazine di Street Culture Americano - copiare qualche lavoro di qualche mediocre artista, anche male, per avere un riscontro in Italia. Questo, non fa per me.

Negli ultimi mesi ho avuto la fissazione di una forma ovale nera. Una forma sbilanciata verso il basso, pesante, collegata al numero 3, al cerchio, alla ruota e a tutti i suoi significati, una forma che è diretta conseguenza del triangolo nero - altra forma che ho utilizzato in più lavori -Ogni volta c’è qualche piccola variazione. La realtà è che quando scopro una forma che per me è quasi “perfetta” trovo soddisfazione a disegnarla e a perfezionarla fino a quando non ne trovo un’altra. Dipingo solo per me, i miei lavori, anche quelli pubblici non hanno alcuna valenza sociale positiva. Sono un individualista. Realizzo i miei lavori in luoghi pubblici perchè mi piace, trovo che habbiano molta più energia. Ovviamente lavorando all’aperto faccio comunicazione e in un certo senso anche politica, ma dato che penso che la maggior parte della gente sia troppo stupida, non mi interessa realizzare lavori semplici facilmente comprensibili da tutti. Non coloro i muri per rendere la città meno grigia è una battaglia persa a cui non sono interessato, perciò dipingo tutto di nero.

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Preferisco realizzare i miei lavori velocemente. Il tempo più importante è quello che spendo a pensare e ad'aspettare che le idee si presentino da sole. Non ho mai avuto simpatia per i gran lavoratori, i secchioni e gli sgobboni, di solito la vita di questa gente è vuota e poco interessante, come i loro lavori. Preferisco la roba grezza e spontanea. Le dimensioni sono un’altra fregatura. Ora tutti si sono messi a dipingere su grandi superfici, anche a me è capitato molte volte. Ma è ovvio che lo stesso disegno ingrandito ha tutto un altro impatto, trovo molto più difficile realizzare un bel segno di pochi centimetri con un solo colore.

Provo stima per molti artisti dell’Europa contemporanea, persino per qualche asiatico. Non sono interessato al baraccone americano. In Italia mi piace il lavoro di AIX - Aris - lo trovo raffinato e spirituale, Dem con cui collaboro spesso è uno dei pochi a fare figurativo che mi emoziona per davvero, naturalmente mi piacccino molto i lavori degli altri OK, la Crew di cui faccio parte.

Per "altri OK" intendo personaggi come Peio o Pira666, direi che è scontato nominarli in quanto sono cresciuto con loro e ci siamo ispirati luno con l'altro, non solo artisticamente, troppo profondamente per poterlo spiegare a parole. E' impossibile al momento nominare tutti gli OK poichè sono molti e sparsi in tutta Europa; come Diry, che risiede a Berlino, oppure Fiat alle isole Svalbard, oppure Punto, che sta a New York, altri sono in Cina.

Il gruppo OK si formò nel 1999 dall'unione della PRC con gli AKS, l'intento era quello di formare una crew dai risvolti "esoterici", formata da gente simpatica con l'hobby delle pitture verticali e con un piede fuori dal mondo reale.

Il lato "grafico" è solo uno degli aspetti del mio lavoro. Ci sono produzioni tridimensionali che sono legate a un'aspetto visuale moto più concettuale, ultimamente stò lavorando su alcuni video, ma è tutto in fase di sperimentazione, uno degli aspetti più conosciuti assieme a quello visivo è la ricerca "sonora".

Ho un Background Punk Hardcore ( ancora oggi suono in un gruppo HC ) ma come nei graffiti a finire degli anni '90 ho incominciato a interessarmi a cose più strane e "organiche". A partire dal 1999 ho realizzato alcune cassette e alcuni CDr in tirature ultra limitate. Questa serie di lavori, vengono firmati con il nome di LARVA. Il Progetto Larva, si esprime attraverso un noise puro composto da strati di progressivi di rumore e drones astratti, fino ad arrivare a lavori di ambient elettronici.

Mi piace ricreare atmosfere cupe ed evocative, senza l'idea di una vera e propria canzone, lavorare con la vernicie o con il suono, per me è uguale. Ho un progetto Dark Ambient parallelo, che condivido con un amico chiamato CORPOPARASSITA. Ascolto di tutto ma preferisco lavorare con uno stile di suoni molto aperti alla sperimentazione, un aspetto che considero autentico ed europeo.

Web: http://www.108nero.com/