Shannon Keller . Realtà & Inconscio

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EVES Web Magazine
Number Nine:
1/11/2010

Interviews with:
Shannon Keller

A prima vista, i disegni in bianco e nero dell’artista losangelina Shannon Keller suggeriscono sensazioni tranquille ed innocue; essi possiedono un’affascinante, delicata bellezza che nasce grazie all’artista ed al suo uso di carta e matita, dal suo acuto senso della linea, del pattern e della superficie. E’ notevole come Shannon Keller riesca a creare una struttura narrativa nelle sue opere, dato che rinuncia ad inserire sfondi che situerebbero i suoi soggetti in un contesto superiore.

Che cosa sono però, i suoi soggetti? Corpi umani che si confondono e diventano forme botaniche, meccaniche o zoomorfe, in verità, queste figure sono mutate e la loro componente narrativa sta nella mutazione stessa. Compiendo un’azione simile, Shannon Keller riesce a creare nuove e sottili metafore. Per esempio nel disegno intitolato “Urthfamily” cinque strane figure, senza volto ed arti, sono ricoperte da una pelliccia che si origina da un solo blocco. Il pelo che li ricopre, che significa sicurezza e resistenza e il comportamento sia animale che umano di raggrupparsi evocano un fortissimo senso di vicinanza, di un legame indissolubile come quello familiare.

D’altra parte, alcuni disegni mostrano scenari brutali e dolorosi. In “Blackbird” per esempio un uccello sta estraendo le budella da una figura antropomorfa che giace morta al suolo. Nessun elemento del disegno ci aiuta a comprendere le cause del decesso e delle sue conseguenze. L’uccello è solo una proiezione della moltitudine di incidenti dolorosi e non specificati. Nel disegno l’attenzione è posta sul dolore e sulla sua intensità.

Shannon Keller realizza dei fermi-immagine nei suoi disegni, che mostrano le forme oscure e piacevoli della realtà, percependole soggettivamente attraverso il subconscio. Le sue opere sono un esempio particolare di un enorme fenomeno contemporaneo che include arte, cinema e musica e che trova le sue basi nel surrealismo e nel dadaismo; col comune desiderio di cercare una percezione interiore della realtà, per esprimerla nel modo più originale possibile.

Shannon Keller (Kansas City, Missouri USA 1971) inizia il suo percorso artistico a dodici anni; da allora si è espressa continuamente nell’ambito artistico. Ottiene un Bachelor Of Fine Arts ed un Master e lavora come consigliere per le ammissioni presso la Gnomon School of Visual Effects di Hollywood e vive a Los Angeles con il marito e i due figli.


Selezione artista a cura di: Cesare Bignotti
Testo & intervista a cura di: Franziska Lietzmann
Traduzione a cura di: Stefano Rusca

English Text: Shannon Keller

Ho 37 anni, ma mi ritengo bloccata in un periodo tardo-adolescenziale.
Sono nata a Kansas City ma sono cresciuta nella periferia di Washington DC in Virginia. Vivo a Los Angeles, qui da circa dieci anni.

Negli ultimi anni mi sono concentrata sul disegno; ma sono interessata a molte altre forme artistiche tra cui video, foto, scultura e film.

Per la realizzazione dei miei lavori, utilizzo matite, recentemente sono passata ai portamine dopo molti anni passati tentando di mantenere una punta sottile alle matite di legno; ora uso entrambe ma penso che le matite a mina 03 siano le migliori per le mie linee.

Ho iniziato a disegnare durante la scuola media; più o meno a dodici anni, era l’unico modo di esprirmi e nel quale trovavo grande soddisfazioni. Mi aiutava a gestire le mie emozioni e a definire la mia personalità.



Ho partecipato alla mia prima lezione di figura disegnata a 16 anni, alla Corcoran School of Art, dopodichè ho frequentato solo scuole d’arte. Ho frequentato l’istituto Pratt a Brooklyn dove ho conseguito il mio titolo BFA in Disegno; ero nel corso di pittura e ho dovuto lottare per questo. Anche nei circoli artistici il disegno è spesso visto come uno schizzo preparatorio per il dipinto, sono così diventata una portabandiera per il disegno come legittima e cruciale forma d’arte. Molte persone, ancora oggi, commentano i miei disegni dicendo “Sarebbe un magnifico dipinto!”. Ho vissuto a Brooklyn per alcuni anni e ho deciso di conseguire anche l’MFA, così ho trovato il San Francisco Art Institute e me ne sono innamorata. Non avrei sopportato il corso di pittura così ho frequentato il corso “nuovi generi” e mi sono avventurata verso nuovi orizzonti. L’educazione ricevta al SFAI mi ha davvero formata ed ispirata e l’arte concettuale mi ha sedotta.

Ho avuto molte “fasi” e molte influenze ma la prima volta che ho sentito l’arte dentro le mie budella è stato leggendo un articolo sulla serie di Andy Warhol intitolata Death and Disasters. Avevo 13 anni ed ero nell’ufficio di mio padre, c’era una forte tempesta di neve ed aspettavo di tornare a casa; così comprai un numero di Art in America in un’edicola . Mi ricordo che leggendo l’articolo capii e seppi subito che avevo trovato qualcosa in cui credere.

Sono madre di due figli, il che mi offre ispirazioni senza freni; considero la maternità una grandissima ispirazione artistica.

Ho partecipato a molti eventi, perlopiù collettivi. Nel 2009 ho preso parte a: Currently When Smoking Was Cool (Black Maria Gallery, Los Angeles CA), California Open Exhibit Juried Show (TAG Gallery, Santa Monica, CA); All of The Above (New Puppy Gallery, Los Angeles CA); Nerves, 2 person Show (Show Cave, Los Angeles CA). In più ho pubblicato su Fanzine come Whore Eyes, Turbo Chainsaw e Good vs Evil zine.

Lavoro a tempo pieno alla Gnomon School of Visual Effects a Hollywood. E’ magnifico lavorare per un istituto di questo calibro, consigliare e seguire altri artisti ed essere coinvolta in un ambiente artistico con un pubblico diverso da quello che ho solitamente. La scuola è molta differente dal mio ambiente artistico ma mi trovo comunque molto bene.

L’arte mi ha fortemente definito fin dall’età di 13 anni, ne ho fatto uso per accrescere la consapevolezza di me stessa e degli altri, è un mezzo per esprimermi e lanciare un messaggio, è uno strumento educativo e le permetto di ispirarmi in continuazione.

Lavoro principalmente con la matita, concentrandomi sulla linea, sui dettagli e le forme; cerco sempre di spingermi al livello successivo, provo ad aprirmi ad essere meno rigida. Lavorare con linee ultra fini può diventare stancante, così mi permetto di realizzare opere più libere. Cerco la completezza in un lavoro dove la carta è rovinata e macchiata, dove le linee cancellate creano un’atmosfera, una pelle; sono sempre stata appassionata alle “pagine vissute”.

La mia arte parla della fragilità e della debolezza dell’umanità. Parla della (disc)connessione tra corpo e mente, di ciò che ci riempie e di ciò che lo racchiude. Uso le metafore per reinterpretare parti anatomiche con forme biologiche, botaniche, animali e meccaniche. Sono però convinta che il vero significato dell’arte si trova nell’esperienza degli spettatori e non in quella degli artisti.

Generalmente amo lavorare su più pezzi per volta, è una delle cose rimastemi dopo gli studi artistici più formali; in questo modo sento meno frustrazione se non riesco ad ultimare un lavoro, posso sempre cambiare strumenti e concentrarmi su altri progetti. Il mio metodo è sviluppare un’idea, ricercare immagini come materiale d’ispirazione, fare molti schizzi, impaginare (molto sommariamente) e poi andare all’attacco.

Traggo la mia ispirazione dai miei figli che scoprono piccole verità ed enigmi della vita, dai miei sogni, dall’anatomia, musica, cose morte, letteratura ed altri artisti che solitamente sono una grande ispirazione. In tutti e due i momenti tra inizio e fine di un opera, può sopraggiungere frustrazione, ma per me la fine è più difficile, per questo motivo solitamente non finisco o scelgo di lasciare un “punto d’ingresso”. La fine è come una “piccola morte”. La vita è un circolo, la morte porta vita e noi non siamo altro che fertilizzante per il prossimo giro di questo cerchio. Siamo però molto complicati per via della nostra forza vitale, della nostra energia, io cerco di lasciare dei suggerimenti a questo proposito all’interno dei miei lavori.

Cerco sempre di scongiurare l’uso all’inconscio sia nella pratica che nella teoria, per diminuire l’uso di espedienti. L’inconscio per me è uno stato nel quale ci muoviamo, ma è una buona pratica quello di riuscire a stabilircisi. La sensualità nei miei lavori può essere una chiave d’accesso, dato che sono molto indulgente con i sensi.

Preferisco non essere associata a nessun movimento. Anche se potrebbe diminuire l’impatto dei miei lavori non mi importa, mi basta che la mia arte venga vista.

Per realizzare i miei lavori solitamente non spendo molto, sono selettiva per quel che riguarda la carta ma non è una spesa così grande, così come quella per matite e gomme. La maggiore spesa è quella per incorniciare i disegni, cosa che per me è una sorta di male necessario.

Non mi considerò solo una disegnatrice, anche se uso il disegno come mio media di riferimento. Mi piacerebbe portare il mio lavoro verso nuove stratificazioni o verso l’animazione. Mi interesso ad installazioni, video e voglio sempre realizzare elementi scultorei.

La comunicazione e l'utilizzo del Web credo sia magnifico, sono in grado di incontrare artisti e persone affini a me provenienti da ogni dove, credo sia uno strumento grandioso.

Vorrei poter leggere di più, tendo ad usare il mio tempo libero per disegnare. Sto rileggendo Bataille e De Sade perchè vorrei inserire temi erotici nelle mie opere. Amo la musica, di ogni tipo, forte ed aggressive, lenta ed emotiva, cacofonica e melodica. la musica stimola le emozioni. Avrei sempre voluto essere una musicista, credo che non sia mai troppo tardi per iniziare!