ARK . Andreas Ragnar Kasapis

.
EVES Web Magazine
Number Eleven:
22/03/2010

Interviews with:
ARK . Andreas Ragnar Kasapis

A.R.K. (Athene, Grecia 1981). A.R.K., ovvero Andreas Ragnar Kasapis, è un artista greco che ha interessato attraverso poster in bianco e nero di figure buffe e malinconiche, lasciati nelle strade della capitale ellenica.

I personaggi raffigurati nei poster e nelle tele dell'artista, generalmente sono caratterizzati da tratti somatici realistici e proporzioni corporee astratte, quest'ultima lascia intuire un’influenza derivata dei fumetti e un esteso e altrettanto personale lavoro nell’illustrazione narrativa; elementi che dimostrano il background degli studi in Belle Arti.

Dal 2006 Ark ha partecipato ad esposizioni sia locali che estere. Recentemente concentratosi sul lavoro in studio; ha potuto lavorare sull’analisi delle anormalità e dei corpi “mutati”, mentre i volti mantengono caratteristiche realistiche seppur anche essi distorti. Le figure spesso giacciono nel nulla, senza mai guardare lo spettatore, sono spesso disegnate in posizioni che ricordano il sonno, o la morte. L’impressione di desolazione è spesso supportato anche da un uso molto ragionato del colore.

La somma di questi elementi porta ad un’atmosfera di introversione e spesso di trascendentalità; come ad esempio nel caso di opere dove gli scenari privi di struttura e colore sono contrastati da forme geometriche colorate. I legami tra corpi e forme accentuano una dimensione dove percepiamo la fragilità delle figure, in un’ipotetica comunicazione simbolica.

Al momento, l’artista ha iniziato una serie di falsi ritratti commemorativi, dove espande la tendenza introspettiva dei suoi lavori. Ark. è altresì titolare di un progetto musicale vicino al drone doom chiamato Rooms In Negative; anche in questo caso viene richiamata l’atmosfera dei disegni attraverso suoni trascendentali.

http://www.flickr.com/photos/andreaskasapis
http://www.myspace.com/mute81
http://www.myspace.com/roomsinnegative

Selezione artista & Art Directon a cura di: Cesare Bignotti
Testo & intervista a cura di: Franziska Lietzmann
Traduzione & Critica a cura di: Stefano Rusca

English Text: Ark

ARK%20.%20Andreas%20Ragnar%20Kasapis%20.%20EVES%20.%20Bignotti%20Cesare.jpg

A.R.K. signifca Andreas Ragnar Kasapis ovvero il mio nome. Ho ventotto anni e sono nato ad Atene, in Grecia dove risiedo e lavoro.

Sono disegnatore e pittore, condenso la mia produzione in soggetti umani od antropomorfi. Per la realizzazione dei miei lavori, principalmente utilizzo materiali tradizionali, penne, matite e carta. Negli ultimi tre anni ho utilizzato materiali lignei come supporti per dipingere con smalti, vernici e tempere. Mi piace anche la fotocopia come media espressivo.

Penso di non aver mai smesso di disegnare fin dopo l’asilo. Disegnare era qualcosa in cui ero bravo all’età di sei anni e mi ha dato un’identità, quindi mi sono legato al farlo. Ero molto bravo a copiare i loghi heavy metal ed a creare superoi che trattavo come miei alter ego. Mi ricordo la scoperta di Edvard Munch così come i fumetti underground europei, per esempio Battaglia, quando avevo circa 12, 13 anni. Mi motivò molto; non sono sicuro sia stata un’influenza importante, lo ricordo e basta. Il disegno poi si è evoluto in modo naturale, con il tempo, come se stessi imparando una lingua straniera.

Ho iniziato a lavorare in strada nello stesso periodo in cui scoprii molte grafiche ed illustrazioni degli anni 60 e 70, quando frequentavo il primo anno della scuola di belle arti. Penso che quelle illustrazioni siano molto belle, mi colpiscono ancora; così ho pensato che sarebbe stato interessante realizzare dei poster con un uso estetico piuttosto che commerciale: fu così che dipinsi un poster, un ritratto con il tipico alto contrasto e andai ad incollarlo per strada. Era il 1999 credo.

Ai tempi non sapevo niente di graffiti e street art. Dopodichè andai a Praga per studiare ed incontrai dei cari amici che erano appassionati di street art e mi mostrarono libri e tecniche, era il 2003. Ho realizzato cose per strada, intensamente, per tre o quattro anni ma negli ultimi tempi sono molto meno assiduo.

Ho frequentato la scuola di belle arti di Atene dove ho studiato pittura e fotografia. Sono anche stato a Praga ma lì non ho studiato molto, ho più che altro cazzeggiato. Ho finito gli studi nel 2004 e ho una laurea che dimostra che sono un pittore. Al momento lavoro in un negozio di dischi ad Atene, dove ho la possibilità di ascoltare molta musica; non so se ha qualche influenza sui miei dipinti, ma ne ha sicuramente per la mia collezione di dischi.

ARK%20.%20Andreas%20Ragnar%20Kasapis%20.%20EVES%20.%20Bignotti%20Cesare%20%282%29.jpg

Credo di scoprire i miei bisogni e i mezzi che definiscono com’è o come dovrebbe essere il mio lavoro. Ci sono stati numerosi momenti e ce ne saranno altri, dove sento che il mio lavoro prende una nuova direzione.

Sono appassionato di opere grafiche russe, polacche e ceche; che ho scoperto attraverso i lavori dei fratelli Quay, che sono in realtà americani, ma pur sempre grandissimi artisti! I miei autori preferiti sono Andrzej Klimowski, Jan Lenica, Jiri Trnka, Jan Svankmajer, Franciszek Starowieyski, Yuri Norstein, Waldemar Swierzy, Ladislaw Starewitch e molti altri, tutti estremamente importanti ed influenti per il mio lavoro.

Occasionalmente produco musica e scrivo. Sono anche un pessimo ballerino.

Ho fatto due esposizioni ad Atene ed una con uno spazio condiviso con D. Sotiropoulos. La prima nel 2006 al Vavel’s art space dentro alla fumetteria Vavel. Le altre due nel 2007 e 2008 presso la Gazon Rouge Gallery. Ho anche partecipato a numerosi eventi collettivi, sia in Grecia che all’estero.

Non saprei definire il termine arte, dunque non sono sicuro di poterlo usare, per descriverti che cosa è per me l'arte. Di certo c’è un bisogno di fare cose che assomigliano alla realtà, ricreare le strutture che esistono negli ambienti simbolici e materiali. Per quanto mi riguarda sento il bisogno di assecondare o di proiettare le mie necessità psicologiche in oggetti fatti da me. Non è una terapia, è più qualcosa come costruire degli specchi, qualcosa che riflette la mia personalità.

Nel mio lavoro non penso ci sia un messaggio, aldilà, ovviamente di quello dell’amore. Mi ispirano altri artisti, pittori, scultori; le foto recuperate in rete o nei giornali; vecchie illustrazioni, fumetti, copertine di dischi.

La parte migliore durante la lavorazione di un mio disegno è quando dico: “Lasciamolo da parte per un pò” e quando ritorni a guardarlo il lavoro è finito. Suona come una cosa da pigri e lo è.

Iniziare un lavoro è la parte più terribile. Vorrei sempre dare l’impressione di aver fatto le cose molto velocemente e in modo ottimale. Sono fissato sull’iniziare un disegno, perchè ci sono tre possibilità: la prima è mantenere le parti iniziali pure e fresche ed aggiungere altre cose separatamente; la seconda è finire tutto in una volta, ma capita raramente e la terza e più frequente è che rovino il lavoro, lo cancello e ricomincio da capo sulla stessa superficie. E’ contemporaneamente una cosa buona e cattiva. Un dipinto, anche se cancellato, lascia sempre una traccia, anche se pensi di aver rimosso tutto; se sei concentrato puoi ricavarne qualcosa, se non lo sei resti paralizzato e non procedi. Ho visto immagini venire fuori proprio da questa seconda possibilità.

ARK%20.%20Andreas%20Ragnar%20Kasapis%20.%20EVES%20.%20Bignotti%20Cesare%20%283%29.jpg

Mi piace di più lavorare in studio, anche i lavori incollati per strada sono realizzati in studio: Preferisco mostrare i lavori per strada, anche se ultimamente non capita spesso; il contesto in cui le opere sono presentate è importante, è un punto di vista estetico-politico ed influenza la funzionalità del lavoro; è la cosa che mi interessa di più assieme alla forma.

C’è stato un momento in cui dovevo in qualche modo creare un elemento per equilibrare le figure. Attraverso questa relazione spesso si creava una struttura geometrica; quasi come cancellare una figura e ridisegnarla, ridefinirla attraverso la geometria. Per me, ha a che fare con le strutture simboliche, in opposizione a quelle materiali; oltre che con la memoria e la fragilità. Ho smesso di usare queste forme dopo la mostra Bones Are Tight.

Cerco spesso di ricreare un’impressione. Il battito di un occhio e come si trasforma attraverso la malinconia. C’è qualcosa di estatico, ma non lo considero inserito in un contesto metafisico.
Credo ci sia una stato intermediario tra “prima” e “dopo”, tra coscienza ed incoscienza e mi interessa, o, più precisamente, trovo questo stato “rivelatorio”. Tendo a comportarmi in base alle mie reazioni nervose durante lo sviluppo del lavoro. Non c’è nessuno processo ortologico che mi guida in queste situazioni; ma trovo questa via molto fruttuosa. Non c’è però un intento consapevole che si riferisca a qualche preciso studio psicologico.

Non penso alla morte nei miei dipinti. Credo che abbiano a che vedere con la fragilità, i limiti, i confini della materia e della natura. Ok, sembra proprio che abbia a che fare con la morte, ma per me si tratta di concentrarsi sui sentimenti menzionati prima. Odio la passività. E’ lo stato di conflitto tra l’immagine della realtà e la realtà stessa, oltre che la consapevolezza della materia, ciò che cerco. Come la maggior parte delle persone, sono terrorizzato quando penso alla morte.

Come già detto, occasionalmente copongo musica elettronica, ho un progetto che chiamo Rooms In Negative. Non la definirei musica elettronica, anche se prodotto principalmente con il mio portatile. Metto in loop, estendo e manipolo suoni pre registrati; è più vicino ai droni, piuttosto che alla musica vera e propria. Queste atmosfere hanno molto da spartire coi miei dipinti; sono due media differenti, utilizzati dalla stessa persona. Con i suoni tendo però ad essere più astratto, tendo realizzare atmosfere espanse, cosa che non succede nei disegni e nei dipinti dove uso linee narrative e forme. Forse con la musica soddisfo la mia voglia di creare ambientazioni.

ARK%20.%20Andreas%20Ragnar%20Kasapis%20.%20EVES%20.%20Bignotti%20Cesare%20%284%29.jpg

Quando ero un adolescente suonavo in alcune band. Una band Death Metal a 14 anni, e molte altre band dalla vita brevissima; poi gli amici con cui suonavo si sono concentrati sulla musica ed io sui disegni. Dopo quasi dieci anni di interruzione però, non potevo più parlare di musica con gli amici musicisti, nè tecnicamente nè esteticamente; così ho iniziato a produrre col mio computer. Ho recentemente comprato una nuova chitarra elettrica però, non si sa mai quindi cosa potrà succedere.

Tutta la musica è importante, al momento ascolto molte librerie di registrazioni di Piero Umiliani ed Egisto Machi.

Vedo il mio lavoro applicabile in tipografia. Penso anche spesso a realizzare delle sculture ma non lo faccio mai.

Per quanto riguarda le forme di comunicazione moderne e il loro uso nella società, penso che, in termini di informazione è estremamente massiccia, ed è qualcosa di buono; se sei concentrato su ciò che ti interessa. Ricevere e dare informazioni è una forma di comunicazione ma alla fine è anche il contrario. Come nell' “arte” anche la “comunicazione” è solo un termine, una situazione, che alle volte si presenta ed altre no.

Ultimamente non leggo molto, ma spesso leggo saggi di arte, estetica e politica, quel che leggo mi influenza, in modi che non mi sono chiari; non posso utilizzare le mie conoscenze in modo cosciente, come se fossero un’arma, è un meccanismo differente che bisogna attivare.
E’ una questione di tempo. Mi piacciono anche le antologie di poesia e quando ero più giovane amavo la letteratura classica. Spero che tutte le letture demistificatrici che ho fatto ultimamente mi influenzino!